“Abbiamo sperato che la magistratura potesse riconsiderare la scelta di scioperare, ma così non è stato. I magistrati, che l’articolo 101 della Costituzione garantisce come soggetti soltanto alla legge, protestano contro un disegno di legge costituzionale promosso dal governo e discusso in Parlamento nel pieno rispetto dell’articolo 138 della Costituzione. Un evidente corto circuito logico”, dichiara Greco sulle pagine de Il Dubbio.
“Nessun controllo del governo sui PM”
Greco respinge le preoccupazioni secondo cui la creazione di due distinti Consigli superiori, uno per i giudici e uno per la magistratura requirente, potrebbe ridurre l’autonomia dei pubblici ministeri. “Si tratta di un processo alle intenzioni. Non vi è alcun riferimento nella riforma o negli emendamenti parlamentari che preveda l’assoggettamento dei PM al governo. Se in futuro emergesse un’ipotesi del genere, l’Avvocatura sarebbe la prima a opporsi con fermezza”, afferma il presidente del CNF.
“Maggiori garanzie per i cittadini”
Secondo Greco, la separazione delle carriere garantirebbe una maggiore tutela per chiunque sia coinvolto in un procedimento penale: “Questa riforma assicura libertà, uguaglianza e l’effettività dei diritti per tutti i cittadini. Inoltre, potrebbe contribuire a superare il conflitto politico-giudiziario che si protrae da oltre trent’anni”.
Greco sottolinea inoltre l’importanza di un altro passo: “In un sistema costituzionale più equilibrato, sarebbe opportuno inserire anche la figura dell’avvocato in Costituzione, invece di temere che la separazione delle carriere alteri gli equilibri. Al contrario, li ripristina”.
L’appello all’Anm: “Scelga il dialogo”
Infine, Greco invita i magistrati al confronto: “La magistratura è uno dei tre poteri dello Stato ed è tutelata dalla Costituzione. Opporsi a una riforma discussa nel rispetto delle regole democratiche è illogico. Per questo chiediamo all’Anm di mettere da parte lo sciopero e di aprire un dialogo, anche con noi avvocati”.