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Intelligenza Artificiale: Impatti e Opportunità per il Futuro del Settore

L’intelligenza artificiale (IA) è destinata a trasformare il panorama professionale, come evidenziato dal recente regolamento del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea sull’IA, noto come AI Act. Approvato lo scorso maggio, questo provvedimento adotta un approccio antropocentrico, mirando a supportare l’organizzazione e semplificazione del lavoro umano, pur mantenendo una vigilanza sui rischi economici, sociali e sui diritti fondamentali derivanti dalle nuove tecnologie.

L’approvazione del regolamento coincide con una fase di crescente diffusione dell’IA generativa, un segnale che impone al mondo politico e professionale una riflessione urgente. L’impatto delle trasformazioni indotte dall’IA, sia nell’esecuzione delle prestazioni professionali che nella gestione delle attività, è significativo. In questo contesto, è essenziale accelerare il consolidamento delle infrastrutture tecnologiche negli studi professionali e attuare un rinnovamento radicale della formazione e della cultura professionale.

Il ruolo del professionista nella gestione dell’IA

Il professionista è una figura di riferimento nella quale il cliente ripone la propria fiducia, un elemento garantito dal vincolo deontologico che assicura il rispetto dell’interesse collettivo. L’IA, sebbene avanzata, non può sostituire il bagaglio di esperienza e conoscenza che un professionista acquisisce nel corso della sua carriera. Pertanto, il monitoraggio continuo delle attività delegate all’IA è fondamentale, anche per evitare che tecnologie avanzate possano sostituire indebitamente aspetti essenziali della prestazione professionale.

Per garantire la qualità e la responsabilità del servizio, è necessario introdurre metodi che certifichino l’effettivo intervento del professionista nella prestazione e combattere le nuove forme di esercizio abusivo della professione tramite piattaforme digitali.

Trasparenza e protezione dei diritti del cliente

La protezione della personalità della prestazione professionale, come previsto dall’art. 2232 del Codice Civile, deve essere accompagnata da un livello massimo di trasparenza nell’uso dell’IA. Questo è fondamentale per prevenire possibili abusi e frodi derivanti dall’uso distorto di dati artificialmente generati. La crescente capacità dell’IA di creare contenuti ingannevoli rappresenta una sfida per la veridicità degli atti professionali e la fiducia del cliente.

Il futuro degli studi professionali nell’era dell’IA

Gli studi professionali, in quanto gestori di grandi quantità di dati, sono particolarmente indicati per beneficiare dell’IA. L’analisi e la valorizzazione di queste informazioni possono contribuire a perfezionare le prestazioni professionali, offrendo servizi predittivi e analisi prospettiche che favoriscano il cliente. L’integrazione di banche dati inter-studio e lo sviluppo di curve di apprendimento specifiche potenziano gli algoritmi, migliorando la qualità dei servizi offerti.

Per restare competitivi in un mercato sempre più globalizzato e competitivo, i professionisti italiani dovranno aggregarsi in strutture multidisciplinari, favorendo l’innovazione e l’implementazione di tecnologie avanzate. Tuttavia, questo processo richiede il supporto di politiche pubbliche orientate alla crescita del settore, per favorire lo sviluppo del Paese attraverso l’innovazione nel mondo professionale.

L’evoluzione necessaria per i professionisti

L’intelligenza artificiale sta per cambiare radicalmente la natura del lavoro professionale. Le sfide sono complesse, ma le opportunità di innovazione e crescita sono altrettanto grandi. La chiave per un futuro competitivo per i professionisti risiede nella capacità di adattarsi alle nuove tecnologie, investendo in formazione, infrastrutture e collaborazione multidisciplinare. Solo con un approccio integrato e lungimirante sarà possibile affrontare le sfide dell’era digitale, proteggendo i diritti dei clienti e migliorando la qualità delle prestazioni professionali.

L’Intelligenza Artificiale al servizio dei professionisti

Il regolamento del Parlamento e del Consiglio UE sull’intelligenza artificiale, AI Act, approvato lo scorso maggio adotta un’impostazione antropocentrica che, da un lato, vede l’utilizzo dell’intelligenza artificiale esclusivamente come supporto per l’organizzazione e la semplificazione del lavoro umano e, dall’altro, mira a garantire la vigilanza sui rischi economici e sociali e sull’impatto delle nuove tecnologie in ordine ai diritti fondamentali.

L’approvazione del regolamento, che coincide temporalmente con l’attuale fase di massiccia diffusione di sistemi di IA generativa, impone alle istituzioni politiche e al mondo professionale una coraggiosa riflessione. Infatti, l’impatto dalle trasformazioni indotte dall’avvento dell’IA, sia sul piano dell’esecuzione delle prestazioni professionali che sul fronte dell’organizzazione e gestione delle attività, è potenzialmente molto pesante. Pertanto, devono essere accelerati i processi di consolidamento infrastrutturale e tecnologico degli studi ed è improcrastinabile un rinnovamento radicale della formazione e della cultura professionale.

Nel professionista il cliente ripone la sua fiducia, garantita dal vincolo deontologico che assicura un costante allineamento tra interesse individuale e bene della collettività, per cui il ruolo dei professionisti è centrale per garantire l’efficacia e l’appropriatezza dei sistemi tecnologici avanzati, mentre la tecnologia intelligente, per quanto evoluta, non potrà mai acquisire la conoscenza che deriva dall’esperienza e dal bagaglio culturale del professionista. La presenza e il costante controllo sulle attività delegate all’IA sono dunque ineludibili, anche nei sistemi di ultima generazione.

A fronte del rischio che si deleghino all’IA parti essenziali della prestazione professionale, da un lato, dovrebbero essere stabiliti dei metodi per certificare che la prestazione sia effettuata dal professionista e, dall’altro lato, dovrebbe essere esteso il presidio sulle minacce derivanti da nuove forme di esercizio abusivo della professione favorite dall’intermediazione telematica.

Inoltre, l’esigenza di contenere i rischi che minacciano il postulato della personalità della prestazione professionale – sancita dall’art. 2232 c.c. – non può prescindere dalla massima trasparenza, al fine di prevenire eventuali abusi e frodi che possono discendere dall’uso distorto di dati generati artificialmente. Esiste, infatti, un’ampia casistica sulla capacità dell’IA di creare contenuti falsi o ingannevoli, come pure una crescente e generalizzata tendenza a non dichiarare il ricorso all’IA nella produzione di atti, documenti e progetti.

Gli studi professionali, per la loro natura di intermediari, gestiscono un numero consistente di dati, che potranno essere analizzati e valorizzati grazie ai sistemi di IA per raffinare la prestazione professionale e sviluppare servizi a carattere predittivo e di analisi prospettica, a beneficio del cliente. Tanto più se questa massa di informazioni potrà essere messa a sistema attraverso banche dati inter-studio, per sviluppare curve specifiche di apprendimento, potenziando così gli algoritmi sia nella loro formulazione teorica che nella loro applicabilità specifica.

È evidente che per raggiungere tali ambiziosi obiettivi, il professionista indipendente dovrà progressivamente lasciare spazio ad aggregazioni che siano in grado di agevolare lo sviluppo delle specializzazioni e delle iperspecializzazioni professionali e di sostenere gli investimenti necessari all’implementazione dei sistemi tecnologici avanzati.

Per restare competitivi in un mercato dei servizi professionali sempre più concorrenziale e globalizzato, i professionisti italiani devono “fare rete”, dando vita a studi complessi e multidisciplinari, nei quali l’eterogeneità delle competenze determina l’ampiamento dell’offerta dei servizi. Ma questo obiettivo è certamente irraggiungibile senza il sostegno derivante da politiche pubbliche lungimiranti e orientate alla crescita del settore, e con esso del Paese.

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