Il rientro a scuola pesa ancora sul portafoglio delle famiglie: fino a 1.250 euro per l’intero ciclo delle superiori. I prezzi di copertina salgono, i tetti di spesa pure, gli sconti sono bloccati per legge, le nuove edizioni (quasi identiche alle vecchie) si moltiplicano e gli aiuti non bastano
Anche quest’anno il rientro a scuola è stato segnato dal caro libri. I prezzi di copertina sono saliti in media del 2%, meno dell’inflazione generale che si attesta intorno al 2,8%. Ma le famiglie finiscono comunque per spendere ogni anno di più: secondo Altroconsumo, negli ultimi dieci anni l’aumento ha toccato il 25%.
Il motivo? Una serie di meccanismi che drogano il mercato di settore e che sono valsi persino un’indagine dell’Antitrust che ha calcolato una spesa media per ogni studente di 580 euro per i tre anni della scuola secondaria di primo grado e di 1.250 euro per i cinque anni di superiori.
Per questo, all’inizio del 2026, ha chiesto conto e ragione ai quattro editori (Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola) che controllano oltre l’80% dell’editoria scolastica italiana, costringendo il Governo a piccoli aggiustamenti fiscali che non hanno però risolto il problema. Anche perché, con così pochi attori dominanti, lo spazio per la concorrenza sui prezzi si riduce drasticamente; manca, cioè, la pressione competitiva che normalmente spinge i prezzi verso il basso. Ma la concentrazione è solo uno dei motivi che tiene così alti i prezzi dei libri di scuola.
L’innalzamento dei tetti di spesa e il limite agli sconti
Ogni anno il Ministero fissa un budget che le scuole non dovrebbero superare quando scelgono i libri da far comprare alle famiglie. Fino allo scorso anno, questo limite poteva essere superato al massimo del 15%. Da quest’anno, invece, quel margine si è allargato e può arrivare fino al 20%. Certo, il Collegio docenti deve spiegare perché sforare il budget è necessario e il Consiglio d’Istituto deve dare il via libera.
Nella pratica, però, il fatto che il margine sia più ampio permette di sforare un po’ senza dover giustificare il motivo. Le librerie potrebbero fare degli sconti, ma per legge non possono spingersi oltre il 15%, neanche sotto forma di buoni spesa.
Lo scopo è proteggere le piccole librerie che, altrimenti, rischierebbero di essere schiacciate dai grandi player del mercato che possono permettersi sconti generosi. «Da sempre chiediamo di eliminare il vergognoso divieto di poter fare sconti superiori al 15% sui libri scolastici. Per fare un regalo e un favore ai librai, infatti, si danneggiano le famiglie su una spesa obbligata» dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori».
La trappola dei libri “consigliati”
Il tetto di spesa che fissa il ministero riguarda i libri “obbligatori”, quelli che tutti gli studenti devono avere per seguire il programma. Ma accanto a questi spesso le scuole aggiungono testi etichettati come “consigliati” o “facoltativi” che pochi genitori, però, si sentono liberi di non comprare se servono per gli esercizi o per approfondire. Anche se non c’è un obbligo, la pressione psicologica è forte. Ma visto che questi libri “facoltativi” non rientrano nel calcolo del tetto ministeriale, possono far lievitare la spesa complessiva.
Edizioni sempre nuove
Ogni anno gli editori pubblicano nuove edizioni dei libri di testo, spesso con contenuti quasi identici ai precedenti: qualche pagina riscritta, esercizi riordinati, poco altro. La definizione di “nuova edizione” segue il Codice di autoregolamentazione degli editori (AIE), che lascia ampi margini di discrezionalità agli editori e permette quindi di far passare per nuova un’edizione anche con modifiche minime o solo grafiche.
Quanto basta perché la scuola adotti la versione aggiornata, rendendo la precedente “fuori programma” e quindi inutilizzabile. Secondo l’indagine ufficiale dell’Antitrust, in media, un libro su 10 viene sostituito con una nuova edizione ogni anno e questa percentuale sale al 35% al primo anno del ciclo di medie o superiori.
Il risultato è che il mercato dell’usato, prezioso soprattutto per le famiglie con più figli, si restringe progressivamente. Una strategia che garantisce vendite costanti agli editori, ma costringe i genitori a ricomprare testi sostanzialmente identici a quelli già posseduti. Federconsumatori calcola che comprando usato si risparmierebbe oltre il 29%, un margine enorme che però resta in gran parte inutilizzato.
Il digitale potrebbe venire in aiuto, permettendo di aggiornare o sostituire soltanto alcune parti dei libri accessibili tramite QR-code. Una soluzione che potrebbe rendere più semplice utilizzare le edizioni precedenti e quindi favorire anche il mercato dell’usato, evitando che l’aggiornamento di una parte del testo renda necessario acquistare nuovamente l’intero volume. «Ma a più di dieci anni dalla riforma avviata nel 2012, il cambiamento è rimasto in gran parte incompiuto. Oltre il 95% delle classi adotta libri nella formula cartaceo più digitale, ma appena il 16% delle licenze digitali viene effettivamente attivato» spiega Pierfrancesco Catucci di Altroconsumo.
Come se non bastasse, nel 2026, sono partite contemporaneamente la riforma del Primo Ciclo e quella degli Istituti Tecnici (ai Licei tocca l’anno prossimo) che costringe gli editori a rivedere i cataloghi, con investimenti che poi si scaricano sui prezzi.
Tra detrazioni negate e costi delle riforme
A differenza di altre spese familiari, i libri scolastici restano non detraibili dalle tasse in Italia. Gli editori stessi (tramite AIE) chiedono da tempo l’introduzione di una detrazione dedicata esclusivamente ai libri, anche per sostenere un settore colpito dal calo demografico degli studenti.
Lo chiede anche Altroconsumo: «La detrazione fiscale del 19% è già prevista per altre spese legate alla scuola, come gite, corsi e tasse di iscrizione» spiega Catucci. «Parliamo del resto di una spesa necessaria per frequentare la scuola dell’obbligo, che va dai 6 ai 16 anni. La nostra proposta è di prevedere limiti di reddito Isee e tetti di spesa adeguati, in modo da sostenere le famiglie con maggiori difficoltà senza trascurare le esigenze del ceto medio».
Gli aiuti a macchia di leopardo
Per le famiglie con redditi più bassi qualcosa esiste, ma il sostegno resta parziale e disomogeneo. Il fondo nazionale per la fornitura gratuita dei libri di testo è salito da 133 a 139 milioni di euro per il 2026/2027. E la Legge di Bilancio 2026 ha aggiunto un ulteriore fondo da 20 milioni destinato ai Comuni, per contributi alle famiglie con ISEE fino a 30.000 euro.
Il resto è affidato alle Regioni, che gestiscono bandi autonomi con soglie molto diverse tra loro: si va dai 10.632,94 euro di ISEE richiesti in Emilia-Romagna ai 15.000 euro del Lazio. Anche l’Antitrust lo ha segnalato tra le criticità del sistema: i meccanismi di sostegno “rimangono disomogenei su base regionale”, per cui il diritto a un aiuto dipende più dal luogo di residenza che dal reddito della famiglia.
E all’estero?
Il caro-libri non è un’esclusiva italiana, ma nel resto d’Europa pesa meno perché il sistema è diverso. Per esempio, in Francia i testi sono gratuiti fino alla fine delle medie, grazie al comodato d’uso: gli studenti li usano e li restituiscono, così circolano per anni tra classi diverse.
In Germania, i genitori pagano una cifra forfettaria di appena 100 euro per l’intero materiale didattico e in Olanda basta una cauzione per ottenere i libri a costo zero. Anche in Irlanda ci pensa direttamente lo Stato. In pratica, dove il libro resta proprietà pubblica, il trucco delle nuove edizioni perde gran parte della sua presa economica.


