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Evasione fiscale? Ora ci pensa l’IA

I controlli nel 2025 sono aumentati del 18% grazie all’avvento dell’Intelligenza artificiale. I nuovi sistemi hanno permesso di migliorare le modalità degli accertamenti e far emerge più sommerso

Evadere il fisco sarà sempre più difficile. Dall’ultima relazione della Corte dei conti è venuto fuori un dato interessante sugli accertamenti: nel 2025 hanno superato quota 223 mila, segnando un aumento di circa 18% rispetto all’anno precedente. Un incremento che, secondo le indicazioni del Ministero dell’Economia, non deve essere considerato un “giro di vite”, ma il risultato di una macchina dei controlli sempre più selettiva e tecnologica. La strategia più ampia che sta dietro i controlli è naturalmente la riduzione dell’evasione: verifiche mirate e analisi preventive del rischio fiscale, grazie all’avvento dell’Intelligenza artificiale, adesso sono più precise ed efficaci.

Controlli più efficaci 

Il 18% in più di accertamenti, in un solo anno, è tanto. Ed è lecito chiedersi: è il segnale di una maggiore evasione o di un sistema più efficiente? Le analisi pubblicate evidenziano che l’incremento è legato soprattutto a un cambio di approccio dell’amministrazione fiscale. I controlli non sono più generalizzati, ma vengono concentrati su soggetti ad alto rischio fiscale che vengono individuati in anticipo attraverso modelli di selezione basati sui dati. In questo quadro, la crescita degli accertamenti non implica automaticamente un aumento dell’evasione, ma piuttosto una maggiore capacità del fisco di intercettare anomalie e incongruenze. Controlli quindi meno numerosi ma più efficaci e mirati.

I nuovi strumenti del fisco

Il cuore del cambiamento è negli strumenti operativi. Oggi l’Agenzia delle Entrate lavora su un ecosistema integrato di banche dati, incroci informativi e sistemi di analisi avanzata. La fatturazione elettronica, i corrispettivi telematici e le banche dati fiscali integrate hanno dato una svolta ai controlli. Questi sistemi consentono di tracciare in modo quasi continuo i flussi economici, riducendo gli spazi di discrezionalità e rendendo più immediata l’individuazione di eventuali incoerenze tra i redditi dichiarati e i movimenti reali.

A questo fattore si aggiunge la selezione del rischio: i controlli oggi sono indirizzati verso posizioni considerate “anomale” sulla base di indicatori statistici e comportamentali. In altre parole, il fisco non osserva più tutti allo stesso modo, ma costruisce una mappa di rischio che guida l’attività degli ispettori.

Individuare i contribuenti a rischio

Il processo parte dall’analisi dei dati già presenti nelle banche pubbliche e nei flussi fiscali. L’incrocio tra informazioni diverse consente di individuare gli scostamenti significativi. E qui entra in gioco l’intelligenza artificiale, come strumento di supporto all’analisi dei dati. L’IA, infatti, viene utilizzata per individuare pattern ricorrenti, anomalie statistiche e comportamenti potenzialmente evasivi all’interno di grandi volumi di informazioni. In sostanza, permette di analizzare velocemente un’immensa mole di dati per costruire liste di rischio più lunghe e precise.

I limiti degli algoritmi

Gli strumenti di IA utilizzati dal fisco per gli accertamenti rientrano quindi nella categoria della data analysis avanzata: modelli statistici e predittivi incrociano variabili economiche, fiscali e finanziarie. Il ruolo umano però rimane centrale. Le decisioni finali non sono automatizzate, ma validate dagli ispettori e dagli uffici competenti. Questo elemento è considerato essenziale anche per garantire il rispetto delle regole e prevenire errori o distorsioni nei controlli. La sfida, nei prossimi anni, sarà duplice: da un lato aumentare la capacità di individuare l’evasione reale, dall’altro garantire che l’automazione non introduca distorsioni. In mezzo, un equilibrio ancora tutto da creare tra tecnologia, trasparenza e tutela del contribuente.

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