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Trovare il primo lavoro è sempre più difficile

Le aziende cercano giovani qualificati e il mercato è ricco di opportunità in alcuni settori. Eppure, domina il paradosso: per ottenere il primo impiego servono competenze che spesso si possono costruire solo lavorando

Entrare nel mercato del lavoro subito dopo l’università è una sfida sempre più complessa. A dimostrarlo sono i dati dell’Osservatorio di Talents Venture, società di servizi professionali specializzata in istruzione e mercato del lavoro. Su 49.490 annunci di lavoro pubblicati nel 2025 su LinkedIn dalle grandi aziende italiane, solo il 4% è rivolto esplicitamente a profili junior. In numeri, significa appena 2.060 offerte: quasi una su due propone uno stage, il 36% non specifica il tipo di contratto e soltanto il 7% offre un contratto a tempo indeterminato. Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con il numero di laureati che ogni anno entrano nel mercato del lavoro. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio, oggi esiste circa un annuncio dedicato ai neolaureati ogni 68 laureati magistrali potenzialmente in ingresso. Ma come fanno quindi i giovani laureati a fare le loro prime esperienze di lavoro così importanti per trovare lavoro? Come si esce da questo loop?

Giovani sì, ma non principianti

Trovare il primo impiego dopo la laurea resta una delle fasi più difficili per molti giovani italiani. La sensazione diffusa è che le aziende non vogliano assumere neolaureati, ma i dati raccontano una realtà più articolata: il mercato cerca giovani qualificati, anche se spesso chiede loro competenze ed esperienze già maturate. Secondo il rapporto Excelsior 2025 di Unioncamere, le imprese prevedono circa 673 mila assunzioni di laureati, pari all’11,6% degli ingressi programmati.

La domanda, però, è molto concentrata: ingegneri, informatici, analisti dati e professionisti sanitari risultano tra i profili più richiesti e, in molti casi, difficili da trovare. Il nodo principale è quindi il passaggio tra università e lavoro. Molte aziende cercano figure junior, ma preferiscono candidati che abbiano già svolto tirocini, collaborazioni o esperienze pratiche. Il risultato è un paradosso: per ottenere il primo lavoro serve spesso un’esperienza che il primo lavoro dovrebbe permettere di costruire.

Competenze subito spendibili

Sempre il rapporto AlmaLaurea 2025 conferma un quadro positivo sul fronte occupazionale: a un anno dalla laurea il tasso di occupazione raggiunge il 78,6% per laureati triennali e magistrali, il valore più alto dell’ultimo decennio. Tuttavia resta forte il fenomeno del mismatch: oltre il 30% degli occupati a un anno dalla laurea svolge un lavoro per cui il titolo o le competenze universitarie non sono pienamente utilizzati. La difficoltà dei neolaureati, dunque, non deriva da un rifiuto generalizzato delle imprese verso i giovani, ma da un mercato che premia sempre più rapidamente chi arriva con competenze operative, esperienze concrete e una formazione già vicina alle esigenze aziendali.

Dal data scientist al consulente: i profili più richiesti

Tornando ai dati dell’Osservatorio di Talents Venture, è possibile vedere nel dettaglio quali sono i profili più ricercati: il consulente finanziario (155 annunci) e il contabile (119) sono seguiti da professioni tecnologiche, come sviluppatori software (48 annunci), consulenti informatici (42) e data scientist (41). Anche le competenze richieste delineano un quadro preciso, in cui soft skill e competenze tecniche hanno un peso equilibrato. Tra le abilità trasversali, la comunicazione efficace è la più citata, con 1.331 menzioni negli annunci, seguita dalla capacità di collaborare e lavorare in team (1.128) e da proattività e spirito di iniziativa (857). Restano fondamentali anche la conoscenza dell’inglese (1.071 citazioni) e la padronanza degli strumenti Office (693).

Sul fronte delle competenze tecniche, al primo posto si collocano l’analisi tecnica e funzionale, richiesta in 1.208 annunci, seguita dalla conoscenza degli strumenti di programmazione (647), delle tematiche fiscali e tributarie (609) e dell’analisi di business (566). Tra i requisiti in più rapida crescita compaiono anche competenze avanzate come machine learning e deep learning, già presenti tra le prime venti competenze più richieste con 313 menzioni.

Cosa offrono davvero le aziende, cosa cercano i giovani

Le condizioni offerte ai profili junior confermano una forte prevalenza di formule temporanee. Se da un lato il 36% degli annunci non indica la tipologia contrattuale, dall’altro lo stage rappresenta la principale porta d’ingresso in azienda, interessando il 48% delle posizioni analizzate. I contratti a tempo indeterminato restano invece una minoranza: solo il 7% delle offerte li prevede già in fase di selezione.

«Da queste evidenze emergono quattro indicazioni operative fondamentali per le aziende. In primo luogo, in un mercato caratterizzato dall’omissione di dettagli contrattuali e retributivi, dare immediata visibilità a questi dati diventa un forte elemento distintivo. Inoltre, a fronte di uno scenario dominato dai tirocini, proporre una traiettoria chiara, credibile e orientata al tempo indeterminato sposta gli equilibri dell’attrattività» spiega Pier Giorgio Bianchi, Amministratore Delegato e Co-Fondatore di Talents Venture. «I nostri dati dimostrano anche come la flessibilità e lo smart working, a differenza di quanto comunemente si pensi, non siano il terreno su cui si gioca la partita per i giovanissimi, i quali vedono l’ingresso nel mercato come una fase di costruzione della propria identità professionale. Proprio per questo, l’ultimo asset strategico risiede nel rendere espliciti i processi di sviluppo delle competenze all’interno degli annunci, descrivendo con assoluta chiarezza quali abilità il candidato potrà acquisire, quali attività svolgerà e quali prospettive di avanzamento potrà realisticamente aspettarsi nel tempo».

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