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Il Sud cerca pensionati

La flat tax al 7% per i pensionati che trasferiscono la residenza in Italia si allarga a un numero maggiore di comuni del Mezzogiorno. L’obiettivo è attrarre redditi dall’estero e ripopolare territori che perdono abitanti. Ma l’esperienza di altri Paesi dimostra che gli incentivi fiscali, da soli, non bastano

L’Italia punta nuovamente sulla leva fiscale per attrarre pensionati stranieri sul modello di altri Stati vicini, il Portogallo prima, l’Albania, la Tunisia e la Grecia adesso. E ci mette un’intenzione in più: contrastare il progressivo spopolamento di molti territori del Sud e delle isole. Con una modifica normativa entrata in vigore quest’anno, è stato infatti ampliato il numero dei comuni nei quali i pensionati che arrivano dall’estero possono stabilirsi per beneficiare della tassazione sostitutiva del 7%, uno dei regimi fiscali più favorevoli oggi in Europa per questa categoria di contribuenti. Conviene ai pensionati e conviene all’Italia. Ma sta funzionando?

La flat tax dei borghi

Non è una novità la volontà italiana di attrarre pensionati esteri che arrivano da Paesi con accordi di cooperazione fiscale con l’Italia: il Testo unico delle imposte sui redditi introdotto nel 2019, con il cosiddetto Decreto Crescita, incentivava già il trasferimento della residenza fiscale in alcune aree del nostro Sud caratterizzate da forte declino demografico, in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.

La principale modifica introdotta dalla nuova legge, la 34/2026 consiste nell’innalzamento della soglia demografica dei comuni ammessi: il limite passa infatti da 20mila a 30mila abitanti. L’ampliamento rende possibile la scelta fra più centri, alcuni anche molto graziosi e serviti, come Milazzo in Sicilia, Massafra in Puglia, Agropoli in Campania e Ortona in Abruzzo. Questi centri, pur mantenendo caratteristiche tipiche delle aree interne, dispongono di servizi sanitari, infrastrutture e collegamenti.

Ancora pochi i pensionati stranieri

L’estensione ai comuni fino a 30 mila abitanti modifica in modo significativo il potenziale della misura. Fino a oggi, infatti, molti pensionati rinunciavano al trasferimento perché i piccoli comuni sotto i 20mila abitanti offrivano spesso servizi sanitari limitati, scarsi collegamenti ferroviari e difficoltà nei trasporti. Al momento, infatti, i pensionati stranieri in Italia sono meno di mille mentre i pensionati italiani all’estero sono il 2,2%: l’INPS paga all’estero oltre 310mila prestazioni pensionistiche, per una perdita di gettito fiscale stimata in 1,7 miliardi di euro l’anno.

Perché il 7% può fare la differenza

Dopo le modifiche introdotte dalla nuova normativa, il regime può essere mantenuto fino a dieci anni, rappresentando quindi uno strumento particolarmente competitivo rispetto ai regimi fiscali adottati da altri Paesi europei che puntano ad attrarre pensionati stranieri. Per i comuni interessati, poi, il vantaggio va oltre il semplice incremento della popolazione residente.

L’arrivo di nuovi abitanti contribuisce a mantenere aperti esercizi commerciali, sostiene il mercato immobiliare, aumenta il gettito derivante dalle imposte locali e può favorire nuovi investimenti nel turismo e nei servizi. In molte aree interne il fenomeno dello spopolamento ha infatti comportato negli ultimi decenni la chiusura di scuole, uffici pubblici e attività economiche; attirare residenti con una capacità di spesa stabile rappresenta uno degli strumenti individuati per invertire almeno in parte questa tendenza.

La lezione del Portogallo

L’esperienza maturata in altri Paesi europei mostra, tuttavia, che gli incentivi fiscali non garantiscono automaticamente i risultati sperati. Il caso del Portogallo è emblematico: dopo aver attratto per anni numerosi pensionati stranieri grazie a un regime fiscale molto favorevole, ha progressivamente ridimensionato le agevolazioni. «La concentrazione dei nuovi residenti in alcune zone ha favorito l’aumento della popolazione e della ricchezza locale, ma ha anche alimentato effetti collaterali come il rincaro dei prezzi delle abitazioni, una maggiore pressione sul territorio e un ampliamento delle disuguaglianze economiche tra le varie aree» spiega Stefano Testa Bappenheim, docente della Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Camerino che ha curato una ricerca in tema commissionata dalle Acli.

Negli ultimi anni altri Stati hanno scelto di competere per attirare pensionati dall’estero, considerandoli una risorsa per sostenere l’economia locale. Tra questi la Grecia e l’Albania, che hanno introdotto regimi fiscali agevolati. Una delle destinazioni più apprezzate dagli italiani resta però la Tunisia: grazie agli accordi bilaterali con l’Italia, anche gli ex dipendenti pubblici possono beneficiare della detassazione della pensione, mentre negli altri Paesi questo genere di assegni continua generalmente a essere assoggettato all’imposizione fiscale italiana.

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