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Bilancio green, un passo necessario

La sostenibilità e la rendicontazione ESG non sono solo tendenze temporanee, ma elementi chiave per il successo a lungo termine di professionisti e imprese, in un contesto normativo già ampio e in costante evoluzione. Come conferma l’ultima direttiva sulla Corporate Sustainability Reporting, una norma chiave nella strategia dell’Unione europea che introduce un nuovo modo di redigere il bilancio di esercizio.

La conoscenza delle tematiche di sostenibilità e della loro rendicontazione ESG (Environmental, Social, and Governance) è divenuta oramai indispensabile per i professionisti – in primis per i dottori commercialisti – e per le imprese. La sostenibilità non è più considerata una scelta, ma una necessità poiché le aziende devono rapportarsi con clienti, con dipendenti, con banche, con consumatori e in generale con stakeholder che vogliono conoscere il modo in cui l’azienda opera sul mercato, il suo impatto su ambiente e territorio circostante e verso quale futuro è protesa. Le aziende e i professionisti devono anche relazionarsi con il mondo delle Università e con i neolaureati in cerca di occupazione, tenendo conto che oltre il 90% di loro seleziona il posto di lavoro considerando anche le pratiche ESG delle aziende.

Valore aggiunto

Per i professionisti, avere competenze sulla rendicontazione ESG significa essere nelle condizioni di fornire un valore aggiunto ai propri clienti, tipicamente le imprese. Sono sempre più chiamati a esaminare e certificare le informazioni di sostenibilità, contribuendo così a garantire la trasparenza e l’affidabilità dei dati forniti dalle imprese e la loro comparabilità. Questo approccio non solo migliora la reputazione dell’azienda, ma offre anche vantaggi competitivi e favorisce gli investitori, sempre più inclini a destinare fondi a realtà aziendali impegnate in pratiche sostenibili.

Per le imprese, integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali può portare a numerosi benefici. Le organizzazioni che dimostrano responsabilità sociale e ambientale attraggono maggiore attenzione da parte dei consumatori, migliorano la loro immagine e fidelizzano clienti e dipendenti. Inoltre, la rendicontazione ESG può anche portare a una gestione più efficiente delle risorse, a una riduzione dei costi e a opportunità di investimento in progetti sostenibili nel medio e lungo periodo.

In sintesi, la sostenibilità e la rendicontazione ESG non sono solo tendenze temporanee, ma elementi chiave per il successo a lungo termine di professionisti e imprese, tra l’altro supportati da un contesto normativo già ampio e in costante evoluzione.

Il contesto normativo

Il bilancio green

L’ultima novità normativa in ordine di tempo, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 10/09/2024, è il D. Lgs. 125/2024 che ha recepito la Corporate Sustainability Reporting Directive, una normativa chiave nella strategia dell’Unione Europea che introduce un nuovo modo di redigere il bilancio di esercizio come tutti lo conosciamo, affiancando alle classiche informazioni finanziarie una molteplicità di informazioni qualitative e quantitative sui temi ESG. La CSRD prevede anche un forte ampliamento della platea dei soggetti obbligati che, solo in Italia, passano dalle attuali 300 imprese a oltre 7 mila già dal 1° gennaio 2025, quando saranno obbligate tutte le imprese che superano due dei seguenti tre parametri: 50 milioni di euro di fatturato, 25 milioni di attivo patrimoniale o 250 dipendenti.

La tassonomia europea (sistema di classificazione che determina se un’attività economica può essere considerata sostenibile dal punto di vista ambientale) si affianca alla CSRD e impone alle imprese di indicare con appositi KPI (Key Performance Indicators) come le loro attività contribuiscono agli obiettivi ambientali definiti dall’Unione Europea. I KPI riguardano la percentuale di investimenti green in linea con quanto previsto dalla tassonomia rispetto a quelli complessivi e infine la percentuale delle spese operative allineate.

Impatti, rischi e opportunità

Un ruolo centrale nel nuovo contesto lo hanno anche gli IRO (Impatti, Rischi e Opportunità), che impongono alle imprese di analizzare gli impatti diretti e indiretti che le attività aziendali possono avere sull’ambiente e sulla società. L’individuazione e la rendicontazione degli IRO comporteranno uno scenario nuovo per imprese e professionisti, che si dovranno adeguare coerentemente al contesto in cui operano.

Dal punto di vista degli impatti, le aziende devono implementare sistemi di raccolta dati e monitoraggio per migliorare la governance dei KPI ESG. Le Pmi in particolare devono considerare le aspettative dei loro clienti, del mercato e degli investitori, che potrebbero influenzare la loro competitività e l’accesso ai capitali.

I rischi includono danni reputazionali e difficoltà nell’adeguarsi ai nuovi standard, compreso il rischio di essere escluse da opportunità di finanziamento e da collaborazioni strategiche se le imprese non dimostrano impegno sui temi della sostenibilità che sono di interesse della loro catena del valore.

Tuttavia le opportunità sono rilevanti: le imprese che si conformano rapidamente possono migliorare la loro reputazione, accedere a finanziamenti green, attrarre clienti e investitori sensibili alle tematiche ESG e ottenere vantaggi competitivi. L’integrazione anticipata delle pratiche ESG può anche rappresentare un vantaggio competitivo verso chi aspetterà l’ultimo momento per farlo.

I professionisti devono valutare gli impatti che la scarsa attenzione ai temi ESG può comportare. Questi comprendono il rischio di perdere clienti che necessariamente hanno bisogno di esperti aggiornati e preparati che possono accompagnarli nella transizione aziendale ai temi ESG. Ed in questo senso possono trarne delle opportunità facilitando l’implementazione di strategie che favoriscono crescita e innovazione in linea con i principi di sostenibilità richiesti dalle norme e dal contesto di riferimento.

Un processo che non si ferma

Il percorso verso la sostenibilità ESG rappresenta un cambiamento epocale per le imprese e per i professionisti e rappresenta un “fiume” che va in una direzione ben definita, arricchendosi via via di nuovi affluenti. Il processo avviato potrebbe essere forse rallentato, ma non fermato.

Certo occorrono investimenti, supporto finanziario e soprattutto una chiara visione per affrontare le sfide che la competizione impone, sapendo che le nostre imprese, i nostri imprenditori e i nostri professionisti hanno la preparazione, la capacità e lo spirito per affrontarle con successo.

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