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Dispersione scolastica in Italia e in Europa, un problema ancora irrisolto

Uno dei principali ostacoli all’istruzione terziaria in Italia è la dispersione scolastica, ovvero la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano gli studi dopo la scuola media senza proseguire la formazione. Sebbene negli ultimi anni si sia registrato un calo, i dati mostrano che l’Italia resta tra i peggiori paesi in Europa.

Nel confronto con i paesi UE, l’Italia registra un tasso di dispersione del 10,5%, superiore alla media europea del 9,5%. Peggio di noi solo Romania (16,6%), Spagna (13,7%), Germania (12,8%) e Ungheria (11,6%). Il fenomeno è particolarmente grave tra i ragazzi, con una dispersione scolastica del 13,1%, rispetto al 7,6% delle ragazze. Questo gap di 5,5 punti percentuali è il più alto d’Europa.

Giovani laureati in Italia: percentuali ancora troppo basse

In parallelo alla riduzione della dispersione scolastica, si osserva un aumento della quota di giovani laureati tra i 25 e i 34 anni. Tuttavia, l’Italia resta tra gli ultimi paesi in Europa, con un tasso di laureati del 30,6%, ben 12,5 punti percentuali sotto la media UE. Solo Ungheria e Romania registrano valori inferiori.

Le cause di questo ritardo sono diverse:

  • Predominanza di percorsi accademici lunghi, con un basso numero di corsi tecnici superiori brevi (ITS, IFTS), scelti solo dallo 0,2% dei giovani italiani.
  • Fallimento del modello “3+2”, che ha portato molti studenti a proseguire con la laurea specialistica, allungando i tempi di formazione.
  • Esempi virtuosi di altri paesi: in Irlanda e Svezia il tasso di laureati supera il 50%, grazie alla diffusione di percorsi brevi, più accessibili e spendibili nel mondo del lavoro.

STEM in Italia: troppi pochi laureati in Informatica e Tecnologia

Le lauree in discipline STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) sono fondamentali per lo sviluppo economico e l’innovazione. Nell’Unione Europea, il 26,5% dei laureati ha conseguito un titolo in ambito STEM, con una prevalenza di Ingegneria (14,7%), Scienze matematiche e statistiche (7,3%) e Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (4,5%).

L’Italia si posiziona sotto la media europea, con un 23,4% di laureati in discipline STEM. Se da un lato l’ingegneria (14,2%) e le scienze matematiche e statistiche (7,7%) sono in linea con il dato UE, il settore dell’ICT è fortemente carente, con appena l’1,5% di laureati in Tecnologie dell’informazione e comunicazione, il dato più basso d’Europa.

Paesi come Germania, Austria e Francia registrano invece un’incidenza STEM superiore al 30%, con la Germania in testa (35,9%).

Università Telematiche in Italia: crescita esponenziale e nuovi scenari formativi

Negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio boom delle università telematiche in Italia. Se nel 2004-2005 il fenomeno era praticamente inesistente (appena lo 0,1% degli studenti), nel 2023-2024 gli iscritti hanno superato quota 270.000, pari al 14% del totale.

La crescita è stata accentuata dalla pandemia di Covid-19, che ha favorito l’adozione di strumenti digitali per l’apprendimento a distanza. Un dato interessante è che, nonostante rappresentino il 14% degli studenti, le università telematiche hanno contribuito al 16,4% dei laureati nel 2023, mostrando una maggiore efficienza rispetto ai percorsi tradizionali.

Le università telematiche si distinguono per:

  • Maggiore produttività e minore dispersione rispetto agli atenei tradizionali.
  • Più laureati triennali (18%) rispetto ai magistrali (14,3%), un fattore chiave per incrementare il numero di laureati in Italia.

Tuttavia, questi atenei non colmano il divario nelle lauree STEM. Nei corsi online, infatti, la percentuale di laureati in ambito STEM è del 12,3%, contro il 28,8% degli atenei tradizionali. Le materie STEM più carenti nelle università telematiche sono Informatica (0,2%) e Scienze (2,2%).

Conclusioni: come migliorare la formazione in Italia

Per ridurre il divario dell’Italia con il resto d’Europa, è necessario:

✅ Ridurre ulteriormente la dispersione scolastica, soprattutto tra i ragazzi.
✅ Potenziare i percorsi brevi (ITS e IFTS) per aumentare la quota di laureati.
✅ Incentivare le discipline STEM, in particolare l’informatica e le tecnologie ICT.
✅ Migliorare la disponibilità di alloggi per studenti per favorire la mobilità e l’accesso all’istruzione terziaria.
✅ Integrare meglio università tradizionali e telematiche, valorizzando i percorsi online per ampliare l’offerta formativa.

Solo attraverso interventi mirati sarà possibile colmare il gap con il resto d’Europa e garantire un sistema formativo più competitivo e inclusivo.

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