Colmare il gap di genere nelle discipline STEM porterebbe benefici enormi, anche economici. Il percorso è ancora lungo e i dati non proprio confortanti, ma iniziative e borse di studio stanno aprendo nuove opportunità per le studentesse.
L’amara conferma che il lavoro in aree tecniche e scientifiche non è ancora un tema di parità uomo-donna arriva dai dati diffusi da Didacta 2025, l’ultima edizione del salone sulla formazione e l’innovazione del mondo della scuola.
Nonostante un incremento del 9% negli ultimi anni, le donne nelle discipline STEM sono ancora sottorappresentate: solo il 41% delle laureate contro il 59% degli uomini.
STEM e parità: dal salario alle opportunità di impiego
I numeri, frutto dello studio “Benefits of studying STEM disciplines – Italy” dell’istituto di ricerca Telling Insight, parlano chiaro: gli studi STEM hanno un impatto forte non solo sul conto in banca delle future lavoratrici ma anche sull’economia italiana: i laureati STEM hanno un salario più alto del 14% e maggiori opportunità d’impiego (91% è il tasso occupazionale a 5 anni dalla laurea). In più, i lavoratori STEM hanno contribuito a una crescita dello 0,36% del PIL negli ultimi cinque anni, più di tutte le altre categorie.
Un ingresso massiccio delle donne in queste aree di studio e di lavoro favorirebbe quindi non soltanto il benessere personale e professionale ma anche quello economico collettivo, in altre parole: più opportunità di crescita per le donne e per il Paese.
Le iniziative per promuovere l’accesso delle studentesse alle aree STEM
Indagare le ragioni del gap chiama in causa ragioni sociali, culturali e politiche sulle quali tanto si sta lavorando negli ultimi anni. Nel frattempo, si moltiplicano le occasioni pratiche per convincere sempre più ragazze a intraprendere carriere tecnico-scientifiche.
Proprio a Didacta sono stati presentati i nuovi programmi del colosso Amazon che con il programma “Amazon Future Engineer” si è impegnato a formare 200mila studenti e studentesse in Italia fornendo accesso gratuito alle risorse per la formazione, come i corsi di Python, uno dei linguaggi di programmazione più usati, o sostenendo i corsi di Code.org e ValoreD per formare i docenti. «Attraverso questi programmi vogliamo contribuire in maniera attiva e concreta alla formazione di studenti e studentesse, fornendo loro strumenti che possano supportarli nell’affrontare le sfide del futuro» spiega Rita Malavasi, responsabile delle relazioni istituzionali Amazon che, dal 2018, con il programma Women in Innovation, assegna anche borse di studio a studentesse universitarie appassionate di materie scientifiche.
Borse di studio: un aiuto concreto
Le borse di studio sono lo strumento attraverso il quale anche altre aziende e istituzioni scendono in campo per promuovere l’accesso delle più giovani alle discipline STEM.
Intesa Sanpaolo per esempio le assegna a studentesse del sud Italia che si iscrivono a corsi di laurea tecnici e scientifici.
Un gruppo di aziende tra cui Mediobanca e Gruppo Nestlé ha lanciato il finanziamento di 30 borse di studio al Politecnico di Milano per l’anno accademico 2025-2026: sono dedicate alle studentesse delle superiori che vogliono iscriversi a corsi di elettronica, informatica, meccanica, automazione e fisica.