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Psicologo a scuola, lo sportello non basta più

Tre novità nel 2026 provano a cambiare il rapporto tra scuola e psicologia: il Lazio rende strutturale il servizio, AscoltaMI porta il sostegno psicologico a livello nazionale e Bologna pubblica le prime linee guida. Ma quanto è davvero accessibile oggi uno psicologo a scuola?

Per anni lo psicologo a scuola è stato soprattutto una presenza intermittente: uno sportello aperto qualche ora alla settimana, spesso finanziato da un progetto locale, da un bando o dalle risorse che ogni singola scuola riusciva a trovare. Ora qualcosa sta cambiando. Il Lazio ha approvato una legge che istituisce un vero e proprio Servizio di psicologia scolastica e, ad agosto, ha messo sul tavolo 5 milioni di euro per finanziarlo nei prossimi tre anni.

Sul fronte nazionale, nel frattempo, è partito AscoltaMI, il nuovo servizio del Ministero dell’Istruzione e del Merito realizzato con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi: cinque colloqui gratuiti online per una platea definita di studenti. Queste novità arrivano mentre la domanda di supporto psicologico fra adolescenti resta alta e mentre la ricerca scientifica prova per la prima volta a definire che cosa dovrebbe essere, concretamente, la psicologia dentro la scuola. Ma quanto è facile ed efficace oggi, per uno studente italiano, incontrare uno psicologo tra i banchi?

Un bisogno sempre più diffuso

Le nuove generazioni continuano a mostrare segnali di fragilità. I dati Istat raccontano da tempo un peggioramento del benessere psicologico degli adolescenti: il 20,9% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni si dichiara insoddisfatto della propria vita e lontano dalla sensazione di benessere. C’è poi un altro elemento: il disagio psicologico non si presenta necessariamente come una richiesta esplicita di terapia. Può emergere come difficoltà nelle relazioni, isolamento, problemi di apprendimento, conflitti, assenze, perdita di motivazione, comportamenti a rischio o progressivo distacco dalla scuola. È anche per questo che lo psicologo scolastico non coincide con lo psicoterapeuta: il suo ruolo, negli interventi previsti nelle scuole, è soprattutto quello dell’ascolto, della prevenzione, dell’individuazione precoce delle difficoltà e dell’eventuale orientamento verso i servizi specialistici. Il problema, però, è che in Italia questo accesso non è affatto scontato.

Gli sportelli sono nati in molte realtà, ma con formule, finanziamenti, durata e quantità di ore molto diverse. Il risultato è una mappa nella quale la possibilità di trovare uno psicologo dipende ancora in buona parte dal territorio, dalla scuola e dalle risorse disponibili.

Il Lazio stanzia 5 milioni di euro

È proprio questa la contraddizione da cui parte la nuova fase: la domanda esiste, gli sportelli vengono utilizzati, ma il servizio non è ancora uniforme né continuativo. Ci sta provando la Regione Lazio a cambiare modello: lo scorso 11 febbraio ha approvato la legge n. 3, “Servizio di psicologia scolastica” (concretizzata ad agosto con un bando da 5 milioni di euro di fondi FSE+), con l’obiettivo di disciplinare un insieme coordinato di attività psicologiche all’interno della scuola. «Contribuirà in modo strutturale allo sviluppo degli studenti supportando le istituzioni scolastiche e le famiglie, prevenendo e contrastando i fenomeni di abbandono e di dispersione scolastica, di bullismo e di disagio giovanile che purtroppo caratterizzano una quotidianità sempre più fragile, con l’obiettivo di assicurare il benessere psicofisico di studenti, insegnanti, dirigenti e personale scolastico» dice Alessandro Calvi, assessore regionale del Lazio al Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica.

È il primo tentativo di costruire una filiera: la scuola non dovrebbe essere il luogo nel quale si fa semplicemente un colloquio e poi ci si ferma, ma un punto di intercettazione precoce collegato al resto della rete. Le scuole del Lazio, dal 22 settembre, potranno scegliere fra il rafforzamento di servizi già esistenti e l’attivazione di nuovi presidi. Il salto rispetto al passato è soprattutto nella continuità della programmazione ma anche il nuovo servizio regionale resta basato su un monte ore.

AscoltaMI: il primo intervento nazionale

Anche sul piano nazionale il tema del supporto psicologico a scuola si è evoluto di recente. Lo scorso maggio è diventato operativo AscoltaMI, il servizio realizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi. La platea è più circoscritta rispetto a quella del modello laziale perché sono coinvolti solo gli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado e del primo biennio della secondaria di secondo grado.

Il servizio viene erogato online attraverso la piattaforma Unica, individualmente e su base volontaria. Ogni studente può utilizzare, una volta nell’anno scolastico, un voucher per cinque incontri con uno psicologo, della durata di 60 minuti (70 per il primo colloquio). Il finanziamento supera i 18 milioni di euro e gli psicologi coinvolti devono avere almeno tre anni di iscrizione all’Albo e un’esperienza triennale in ambito scolastico e nei contesti dell’età evolutiva. La richiesta parte dalla famiglia attraverso Unica, quindi lo studente sceglie il professionista e svolge con lui il ciclo di colloqui in videoconferenza. «Il benessere psicologico dei giovani è una priorità educativa e sociale» dichiara la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Maria Antonietta Gulino. «AscoltaMI rappresenta un primo passo importante per intercettare fragilità e difficoltà prima che si trasformino in isolamento, sofferenza o abbandono scolastico».

Bologna pubblica le linee guida

AscoltaMI è un passo significativo perché, per la prima volta, il sostegno psicologico viene reso accessibile attraverso un’infrastruttura nazionale e non dipende esclusivamente dalla capacità della singola scuola di attivare un progetto. Ma ha tutti i limiti di un servizio online, circoscritto a determinate fasce d’età e limitato a pochi incontri. La differenza non è marginale. Uno psicologo scolastico stabile può lavorare anche con insegnanti e dirigenti, osservare le dinamiche di classe, intervenire sulla prevenzione, dialogare con le famiglie, mentre il servizio di consulenza online risponde invece soprattutto alla richiesta individuale dello studente. E, soprattutto, interviene quando il problema si è già manifestato, non in fase di prevenzione.

Una ricerca coordinata dall’Università di Bologna, in collaborazione con le Università di Chieti e Salerno, che ha prodotto le prime linee guida nazionali per la psicologia scolastica, ha fatto emergere come la domanda della scuola non si esaurisca nello sportello individuale e nell’intervento sull’emergenza. Viene richiesta una presenza più strutturata, riconoscibile e integrata nella vita quotidiana dell’istituto.

Le linee guida, pubblicate quest’anno, nascono da un progetto PRIN finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e puntano proprio a definire funzioni, modelli di intervento e competenze dello psicologo scolastico. Non sono una legge e non introducono automaticamente un professionista in ogni istituto, ma offrono una cornice comune a scuole, psicologi e decisori politici.

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