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Finfluencer, IA e cultura dell’investimento

Solo 1 italiano su 3 investe, oltre la metà si ferma al risparmio. E, per il salto verso i mercati, 8 su 10 non si fidano dell’intelligenza artificiale. Ecco come digitale e finfluencer cambiano il percorso verso l’investimento

 Storicamente, gli italiani sono un popolo di risparmiatori più che di investitori. La conferma della solidità di questa tendenza è nei nuovi dati della ricerca FINER e BNP Paribas Asset Management: nel 2026 la quota di risparmiatori, in Italia, si attesta al 57%, contro il 30% di investitori, un gap che persiste da oltre vent’anni e che può essere letto anche come una sfida per la nuova generazione di consulenti finanziari. La ricerca, dal titolo “Il consulente finanziario nell’era digitale: nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuove relazioni”, fa il punto sulle modifiche che l’IA sta apportando al settore e sul modo in cui il consulente può ridisegnare il suo ruolo di conseguenza.

Gli strumenti sottovalutati

Dalla ricerca non emerge solo che la quota di risparmio non investito continua ad essere ai massimi storici, ma anche che oltre la metà degli italiani crede di poter contare unicamente sulla pensione. Tra i giovani della Gen Z la percentuale sale addirittura al 70%, segnale che la previdenza complementare e le rendite finanziarie sono strumenti ancora largamente sottoutilizzati.

Nel frattempo, il ricorso all’Intelligenza artificiale sta ridisegnando i canali informativi così come quelli di risparmio e investimento. «La rivoluzione digitale, insieme al calo demografico, cambia il rapporto degli italiani con il proprio patrimonio. Troppo spesso, però, questa trasformazione si traduce in incertezza e in una gestione inefficiente delle risorse, con la conseguenza di sprecare un potente moltiplicatore di ricchezza» spiega Elisa Ori, Country Head Italy di BNP Paribas Asset Management. «Con l’aumento dell’interesse verso l’educazione finanziaria, diventa fondamentale adottare strumenti, linguaggi e canali innovativi per orientare gli investitori, soprattutto le nuove generazioni».

L’apporto dei finfluencer

Se, da un lato, nel 2026 il 45% degli italiani manifesta il desiderio di ampliare le proprie competenze economico-finanziarie (+16% rispetto al 2020), dall’altro il 42% afferma di non riuscire a individuare contenuti o figure di riferimento adeguate. Per questo motivo, molti scelgono di informarsi attraverso canali prevalentemente digitali, come i social media (37%), i siti web o le applicazioni dedicate alla finanza (38%) e la televisione (40%).

Parallelamente, cresce il ruolo dei finfluencer, ovvero gli influencer specializzati in ambito finanziario, che si confermano un importante fattore di coinvolgimento, favorendo l’ingresso di nuovi utenti nel percorso di investimento e accelerandone la partecipazione. Il 36% degli italiani dichiara infatti di seguirli sui social network; questa percentuale sale al 58% tra i giovani e al 53% tra coloro che possiedono un basso livello di educazione finanziaria. I finfluencer si configurano quindi come un canale particolarmente efficace per raggiungere il pubblico più giovane. Le Generazioni Y e Z, infatti, sono quelle che ricorrono maggiormente ai social media per acquisire informazioni economico-finanziarie, mostrando una preferenza soprattutto per Instagram e YouTube.

Come cambia il ruolo dei consulenti

Eppure, nonostante la crescente fiducia nei confronti delle fonti digitali di consulenza informale (con ChatGPT già indicato dal 17% degli italiani come strumento di riferimento) questo fenomeno non è sufficiente a trasformare l’interesse per gli investimenti in scelte concrete. In questo contesto, il consulente finanziario assume un ruolo determinante nel convertire il potenziale interesse in un investimento effettivo. Sempre secondo la ricerca, l’81% degli intervistati ritiene infatti indispensabile poter contare su un consulente di fiducia per iniziare a investire i propri risparmi.

Tra gli aspetti maggiormente apprezzati della consulenza finanziaria emergono la preparazione professionale e la disponibilità del consulente (66%), insieme alla capacità di fornire una visione complessiva del patrimonio del cliente (79%), all’attitudine all’ascolto delle sue esigenze (66%) e alla possibilità di operare in collaborazione con un team di professionisti qualificati (59%). «I social network, l’Intelligenza artificiale e i finfluencer hanno introdotto nuovi linguaggi e nuove modalità di ingaggio sui temi centrali della gestione del risparmio e della previdenza» aggiunge Nicola Ronchetti, Founder & CEO di FINER. «Vincerà chi saprà cavalcare questi cambiamenti, non ostacolandoli ma interpretandoli, utilizzando i nuovi linguaggi, i nuovi strumenti e le nuove relazioni che si stanno consolidando nell’era digitale».

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