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Ci infortuniamo di più e non solo sul lavoro

Gli infortuni crescono tra lavoro, scuola e spostamenti, ma calano i casi mortali. I dati evidenziano nuovi rischi legati a mobilità, età dei lavoratori e organizzazione del lavoro. La soluzione passa da prevenzione, tecnologie e una la cultura della sicurezza che parte dai banchi

 I nuovi dati sugli infortuni sono in crescita su ogni fronte: a scuola, per esempio, nel 2025 sono stati oltre 80.800, con un aumento del 3,8% rispetto all’anno precedente. Quelli nel tragitto casa lavoro sono aumentati dell’8,5%. Anche quelli in fabbrica e in ufficio aumentano (+2,4%) ma per fortuna diminuiscono quelli con un esito tragico (27,8% in meno di decessi). Crescono infine le malattie professionali: nei primi mesi di quest’anno sono stati denunciati 17.036 casi, il 14,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Viviamo in luoghi meno sicuri o siamo molto distratti? La realtà preoccupante fotografata dai dati Inail trova tante spiegazioni, dai controlli insufficienti per mancanza di fondi all’aumento dell’età dei lavoratori con conseguente diminuzione di riflessi e attenzione. Ma le soluzioni ci sono.

Dove si rischia di più

Partiamo dal segmento più rilevante, il luogo di lavoro. Secondo i dati Inail, tra i settori con più infortuni gli aumenti riguardano maggiormente le attività connesse ai Servizi di alloggio e di ristorazione (+4,3%), soprattutto in Lazio (+22%), Sicilia (+9,7%) e Valle d’Aosta (+9,3%), nelle fasce 15 – 39 anni e 60-69. I casi gravi sono in diminuzione perché le imprese sono sempre più sensibili a questo tema e il ricorso a soluzioni innovative per la sicurezza ormai è la prassi ma adesso preoccupa anche il tragitto casa lavoro (+8,5%).

«La tendenza di crescita che stiamo analizzando nell’ultimo periodo dimostra quanto la prevenzione e, in particolare, una formazione efficace debbano rimanere al centro delle politiche aziendali e di sistema» spiega Paolo Carminati, Presidente AiFOS, l’Associazione italiana formatori e operatori della sicurezza sul lavoro. «Serve una strategia integrata che punti su mobilità sostenibile, piani di spostamento casa lavoro e aggiornamento continuo delle competenze».

La prevenzione passa anche dalla tecnologia

In fabbrica, nei campi e nei cantieri, le nuove tecnologie oggi sono una straordinaria opportunità per migliorare le condizioni di salute e sicurezza, anche in termini di prevenzione. Dai Wearable, dispositivi indossabili per verificare lo stato di salute dei dipendenti ai sensori smart per il monitoraggio ambientale fino all’automazione delle mansioni pericolose. «Sono strumenti di straordinaria efficacia, in una molteplicità di applicazioni e contesti lavorativi. Serve però un intervento legislativo che accompagni e favorisca l’uso delle nuove tecnologie in questo ambito, accompagnato da un decisivo percorso di informazione e formazione» continua Carminati di AiFOS.

In occasione della recente Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro (28 aprile) l’associazione ha promosso un’indagine che ha rilevato come il 52% delle aziende si consideri poco informata e l’84% favorevole all’applicazione e all’utilizzo di nuove tecnologie digitali negli ambienti di lavoro.

Scuola: un rischio diffuso e sottovalutato

A scuola la situazione è più variegata: nel 2025 le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado hanno raggiunto quota 80.871 e riguardano il personale ma anche gli studenti, segno che il rischio non è circoscritto alle attività lavorative, ma attraversa la quotidianità scolastica. «I dati Inail ci dicono una cosa molto chiara: la sicurezza non può essere un argomento accessorio nel sistema educativo ma deve entrare stabilmente nella scuola, non solo come norma, ma come cultura» dice l’esperto. «La riduzione degli infortuni nei percorsi di formazione scuola-lavoro dimostra che investire in formazione e consapevolezza produce risultati concreti».

La geografia degli infortuni scolastici

Dal punto di vista territoriale, il maggior numero di denunce nel 2025 si registra nelle scuole della Lombardia (23% del totale nazionale), seguite da quelle di Veneto ed Emilia-Romagna (12%) e Piemonte (10%), tutte con incrementi rispetto all’anno precedente. Il 95% degli infortuni riguarda le scuole statali e il 97% avviene durante le attività scolastiche, non negli spostamenti da casa a scuola. In controtendenza, il dato sugli infortuni mortali: 8 i casi denunciati nel 2025, contro i 13 del 2024. Numeri che comunque restano drammatici.

Dalle norme alla cultura della sicurezza

Un segnale incoraggiante arriva dai percorsi di formazione scuola-lavoro, laddove si svolgono, le denunce scendono a 1.889 casi, con una riduzione dell’8,2%. Una flessione che dimostra come regole, formazione e controlli funzionino quando vengono applicati in modo strutturale. «L’educazione alla sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe essere una materia scolastica» conclude Carminati. «Così si darebbe sostanza e concretezza alla Legge 17 febbraio 2025 n. 21 che prevede l’insegnamento delle conoscenze di base sulla sicurezza e si diffonderebbe la cultura della prevenzione fin dalla scuola primaria, con moduli pratici e adattati all’età, non solo teorici. Servirebbe poi la formazione obbligatoria per i docenti e il personale scolastico con aggiornamenti periodici sui rischi, sulla gestione degli ambienti e sulle emergenze, perché la sicurezza degli studenti passa anche dalla competenza degli adulti. Infine, auspichiamo il monitoraggio strutturato di ambienti scolastici, spazi, attrezzature e attività a rischio, con il coinvolgimento di enti qualificati e associazioni di settore, per intervenire prima che accada l’incidente».

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