Dalla mobilità al welfare, dall’abitare al lavoro: la Valutazione di impatto generazionale (VIG) territoriale integra gli effetti delle politiche pubbliche sulle nuove generazioni nelle decisioni dei Comuni. Antonella Galdi (ANCI) spiega come questo strumento possa diventare una pratica ordinaria e virtuosa della programmazione locale
Le decisioni di un Comune influenzano il presente dei cittadini, ma anche le opportunità delle generazioni future. Per questo l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) sta promuovendo un cambio di paradigma nella programmazione locale attraverso la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), uno strumento che consente di misurare gli effetti delle politiche pubbliche sui giovani e di orientare le scelte amministrative in un’ottica di equità tra generazioni. «Da non confondere però con lo Youth Test o Youth Check delle leggi, adottato da alcuni Governi europei e introdotto anche in Italia con il decreto “Semplificazione”», precisa Antonella Galdi, responsabile Politiche giovanili e direttore di Publica – Scuola di formazione ANCI.
L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, da quasi due anni, sta lavorando alla messa a punto della VIG “territoriale” e alla diffusione di questo specifico strumento nel sistema dei Comuni italiani, con l’obiettivo di raggiungere 100 Comuni e trasformare questo approccio in una pratica ordinaria della governance territoriale. «Dalle politiche per il welfare alla mobilità, dall’abitare al lavoro: la sfida è integrare stabilmente la dimensione generazionale nei principali strumenti di programmazione degli enti locali».
In cosa consiste esattamente la VIG territoriale?
Non stiamo parlando di un documento aggiuntivo o di un mero adempimento amministrativo: stiamo parlando di uno strumento valutativo che offre la base conoscitiva per orientare le scelte del Comune. Ciò significa che, per ogni decisione, ogni atto amministrativo, ogni intervento, ogni bando, la VIG consente di conoscerne l’impatto sulle giovani generazioni, verificando se riduce o aumenta il divario generazionale, se ha un impatto positivo sull’integrazione socioeconomica dei giovani oppure se li esclude dal processo di sviluppo delineato dalla programmazione e/o dallo specifico intervento.
A che punto siamo sull’obiettivo delle 100 città italiane entro un anno?
A questo punto del lavoro siamo nella fase del passaggio dalla sperimentazione alla diffusione sistematica, attraverso azioni di formazione e di affiancamento tecnico alle amministrazioni comunali. Parma è stata la prima città in Europa ad adottare la VIG come strumento di programmazione, seguita da Bologna con il percorso del bilancio intergenerazionale e da Piacenza, il primo Comune italiano ad adottare la VIG sulla base delle linee guida ANCI. Sono seguiti i Comuni di Casalecchio di Reno, Reggio Calabria, Ancona, Potenza e Ragusa. L’obiettivo delle 100 città è simbolico: serve proprio a fare il salto di scala. ANCI lavora perché la valutazione di impatto generazionale diventi una pratica amministrativa ordinaria, come oggi avviene per altri strumenti di programmazione e di valutazione delle politiche pubbliche.
C’è il rischio che la valutazione di impatto generazionale si traduca, nei fatti, in uno “youth washing”? E in che modo l’ANCI vigilerà affinché, invece, diventi uno strumento concreto?
Il tema non è tanto quello della vigilanza, quanto della messa a disposizione dei Comuni di formazione e assistenza tecnica adeguate. Ciò detto, i rischi sono insiti in strumenti innovativi come questo, ma tra questi non vi è lo “youth washing”: che il Comune applichi o meno la VIG, e che la programmazione locale sia o meno orientata verso l’impatto generazionale, come accade per tutte le politiche pubbliche, il punto di approdo resta la decisione politica assunta dall’amministratore locale. Applicando la VIG, tale decisione è adottata sulla base di dati e valutazioni, attraverso i quali l’amministratore locale potrà decidere se “curvare” o meno misure, progetti e interventi verso un impatto generazionale.
Come funziona il modello che avete messo a disposizione dei Comuni?
Le linee guida prevedono una “marcatura”, basata su un set di indicatori, delle misure previste dalla programmazione triennale, con la conseguente classificazione delle stesse come “generazionali”, “potenzialmente generazionali”, “altro” oppure addirittura “anti-generazionali”. In base ai risultati della marcatura, il decisore politico, con il supporto delle strutture comunali, potrà adottare i correttivi necessari a “curvare” l’intervento, il progetto o il bando perché producano un impatto anche sulle giovani generazioni. È questa l’impostazione che fa della VIG lo strumento per far uscire le politiche giovanili dalle sole politiche giovanili, in quanto consente di valutare l’impatto generazionale dell’insieme delle politiche pubbliche.
Quali difficoltà incontra o ha incontrato l’attuazione di questo strumento?
Le principali difficoltà sono legate innanzitutto ai dati e agli indicatori, dal momento che molti dati rilevanti per la VIG non sono disponibili a livello comunale. Anche sul fronte degli indicatori occorre un lavoro di adattamento: le linee guida ANCI mettono a disposizione un set di indicatori condivisi, che ogni amministrazione comunale deve poi arricchire con indicatori propri, legati allo specifico contesto di riferimento.
C’è un modello europeo in particolare a cui l’ANCI si sta ispirando per l’Italia?
Come si diceva, Parma è la prima città europea ad aver adottato la VIG a livello locale: non ci sono altri esempi in Europa. L’ANCI sta costruendo il modello di valutazione di impatto generazionale a livello territoriale, applicando la VIG al cuore della programmazione locale, a partire dal DUP.
I riferimenti sono il “Modello Parma” per la curvatura delle misure e il “Modello Bologna” per l’approdo nel bilancio intergenerazionale, che assegna anche specifiche risorse finanziarie per garantire l’impatto generazionale di misure e interventi. Le linee guida ANCI sono ispirate e costruite sulla base di questi due modelli locali. Con la VIG “territoriale” si guarda alle decisioni concrete del livello istituzionale più vicino al cittadino, il Comune: politiche abitative per studenti, giovani lavoratori e neogenitori; incentivi alla nascita di imprenditorialità giovanile; servizi per il benessere psicofisico; spazi pubblici di aggregazione; trasporto pubblico locale; formazione e orientamento per colmare il mismatch fra competenze e mercato del lavoro. Ma soprattutto si guarda al lungo periodo e al futuro, lasciando alla comunità una città più inclusiva, più equa e con maggiori opportunità.


