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Psicoterapia online: una competenza centrale nella pratica clinica

Nell’anno appena trascorso la psicoterapia online si è confermata come una modalità sempre più diffusa e integrata nella pratica clinica. I dati raccontano una domanda in crescita e bisogni clinici legati alle relazioni e all’autostima. Mentre lo sguardo dei professionisti si orienta già alle sfide e alle prospettive del 2026

Negli ultimi anni la psicoterapia online si è affermata come una modalità di lavoro sempre più diffusa. Oggi circa il 25% degli italiani che intraprendono un percorso psicoterapeutico sceglie lo schermo invece che il lettino, in forma esclusiva o integrata, una quota in costante aumento dal periodo post-Covid. Più che una semplice alternativa al setting in presenza, il lavoro clinico mediato dalla videocall è ormai è una componente strutturale della pratica professionale. In questo contesto si colloca l’indagine condotta da Unobravo, società benefit attiva nel settore della psicologia online, che ha coinvolto oltre 1.500 psicologi del proprio network. L’obiettivo? Analizzare le principali richieste d’aiuto emerse nel corso del 2025 e riflettere sul ruolo della terapia online nella promozione del benessere psicologico. Ne emerge un quadro che offre spunti utili anche in prospettiva 2026, sia per i pazienti sia per i professionisti.

I vantaggi della psicoterapia online

Per quanto riguarda la diffusione della psicoterapia online, dati recenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano indicano che oltre l’86% degli psicologi italiani offre già servizi clinici online, spesso integrando sedute a distanza e in presenza. La stessa percentuale considera questa modalità efficace come quella tradizionale, a condizione che il setting sia ben definito e gestito. Tra i fattori che facilitano l’accesso al percorso terapeutico vengono segnalati la riduzione dei tempi di spostamento e la possibilità per il paziente di rimanere nel proprio ambiente quotidiano. Questi elementi, in alcuni casi, favoriscono l’apertura e la continuità del lavoro clinico.

I bisogni clinici emergenti

A conferma di questa tendenza, nel 2025 il 65% dei professionisti che operano attraverso il network Unobravo ha registrato un aumento della domanda di supporto psicologico online. Nel complesso, i dati raccolti dimostrano come il bisogno di sostegno psicologico continui a crescere e a concentrarsi su aspetti profondamente legati alla qualità della vita quotidiana. Analizzando i temi discussi più frequentemente in seduta, il 64% dei terapeuti segnala problematiche relazionali, seguite da ansia (60%) e difficoltà legate all’autostima (38%). Emergono anche richieste di aiuto relative al ruolo genitoriale, alle complicazioni delle dinamiche familiari e alle situazioni di burnout lavorativo. Quadri spesso complessi, che richiedono interventi strutturati e una particolare attenzione alla continuità del percorso.

Gennaio, tra calo della motivazione e continuità terapeutica

Un momento significativo per l’avvio e la tenuta dei percorsi terapeutici è rappresentato dal mese di gennaio. La tendenza a formulare buoni propositi e a fare un “check-up” del benessere emotivo favorisce l’inizio di nuovi percorsi. Ma molti professionisti osservano anche un calo della motivazione già verso la fine del mese. Il motivo? La pressione legata al “dover migliorare” rapidamente può rendere difficile sostenere l’impegno nel lungo periodo. «La spinta iniziale di gennaio è preziosa, ma la nostra esperienza clinica mette in luce un momento di particolare vulnerabilità» commenta Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e clinical director di Unobravo. «Per molti pazienti già in terapia, le festività possono coincidere con il rischio di un’interruzione del percorso terapeutico. Il passaggio dalla pausa alla ripresa delle responsabilità può mettere alla prova i percorsi in corso, rendendo fondamentale accompagnare le persone in questa fase di transizione. E rafforzare la continuità del supporto». In questo scenario, la psicoterapia online si configura sempre meno come una soluzione emergenziale o meramente funzionale, e sempre più come una modalità che richiede competenze specifiche, attenzione al setting e una riflessione clinica continua sul processo terapeutico e sulla sua tenuta nel tempo.

 

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