Leggi la rivista online
Leggi la rivista online

Come spendono i nostri ragazzi

Pagare per piccoli lussi oggi anziché risparmiare per grandi lussi che domani non potranno permettersi: il rapporto dei più giovani con il denaro oggi è estremamente emotivo. Colpa dei social e dell’ansia geopolitica, certo. Ma le radici sono più profonde e affondano nella scarsa educazione finanziaria

Perché faticare anni e mettere da parte i risparmi per comprare una casa, una barca o l’automobile dei sogni che forse non potremo permetterci mai? Parte da questa amara considerazione un mood che oggi fa presa sui più giovani, il “doom spending”, cioè, la propensione a gratificarsi con piccoli lussi oggi, dall’orologio iconico al “gig tripping” (viaggiare per vedere concerti), nella convinzione di non potersi permettere grandi lussi domani. Questo comportamento nasce da una relazione distorta con il denaro che è alimentata dai social e amplificata dalla sensazione di precarietà che accompagna questi tempi di incertezza. Secondo i dati Hype Ipsos, il 42% di Gen Z e Millennial soffre di una percezione errata delle proprie finanze. Il 40% degli uomini nella fascia 18-24 anni è ossessionato dalla ricchezza e il 45% delle donne della stessa età pensa ai soldi con ansia. «Le decisioni finanziarie non sono quasi mai del tutto razionali ma sono condizionate da percezioni, bias cognitivi e contesto emotivo» spiega Marco Lazzeri, psicologo, autore e membro di Sipsiol, la Società italiana di psicologia che si occupa di digitale e nuove tecnologie. «Questo meccanismo può portare a due estremi opposti: una paura eccessiva di spendere, anche in situazioni in cui sarebbe ragionevole farlo, oppure una spinta impulsiva a consumare o ostentare per sentirsi “al livello” degli altri».

In che modo il “doom spending” si collega alla percezione del proprio rapporto con il denaro?

«Il doom spending è molto spesso la conseguenza comportamentale della percezione distorta del proprio stato finanziario. Chi sperimenta la dismorfia monetaria tende a sentirsi più povero di quanto non sia realmente, anche se la situazione economica è stabile. Questa percezione nasce dal confronto costante con modelli irrealistici, presenti sui social, nei media o nel proprio ambiente, che portano a credere che non si stia facendo abbastanza o che gli altri stiano migliori. Questo squilibrio percettivo genera un’ansia finanziaria latente: la paura di non essere all’altezza. E proprio da questa ansia nasce il doom spending, ovvero la tendenza a spendere impulsivamente, anche senza poterselo permettere, per alleviare quella tensione o per recuperare terreno rispetto a qualcuno. Dal punto di vista neuropsicologico, la spesa attiva i circuiti dopaminici del piacere, producendo una sensazione immediata di benessere. Ma, svanito l’effetto, riaffiorano ansia e senso di colpa, alimentando il ciclo della compensazione».

Il meccanismo innescato dal “confronto verso l’alto” è istintivo o si innesca solo in particolari condizioni?

«È un meccanismo universale: tutti, in modo più o meno consapevole, tendiamo a misurare noi stessi in rapporto a chi percepiamo come “migliore”. Ma nell’era dei social, questo confronto è diventato disturbante: scorriamo immagini di vite apparentemente perfette, di corpi, viaggi e successi mostrati come normalità, e il nostro cervello fatica a distinguere tra ciò che è rappresentazione e ciò che è reale. Lo scroll è fonte di frustrazione e ansia, alimentando la sensazione di essere sempre “un passo indietro”. Ma non tutti sono colpiti allo stesso modo. Le persone più giovani, chi attribuisce molto valore all’immagine o chi attraversa momenti di fragilità emotiva sono più vulnerabili, perché tendono a costruire la propria identità anche attraverso lo sguardo altrui».

Secondo un’indagine della Banca d’Italia, solo il 35% dei nostri ragazzi conosce nozioni finanziarie semplici come il concetto di “tasso di interesse”. E i nostri neolaureati sui temi finanziari sono al 33° posto su 39 Paesi. La carenza di educazione finanziaria nelle scuole influisce su dismorfia monetaria e doom spending?

«Quando non si possiedono gli strumenti per comprendere come funziona davvero il denaro, ci si affida alle percezioni e alle emozioni. Il denaro smette di essere uno strumento pratico e diventa un indicatore di sicurezza, valore personale o appartenenza sociale. In questo contesto, il rischio di sviluppare una dismorfia monetaria cresce. L’insicurezza economica non deriva solo dalla mancanza di risorse, ma dalla difficoltà di interpretare correttamente la propria realtà finanziaria. Allo stesso modo, una scarsa alfabetizzazione finanziaria può alimentare il doom spending. Quando mancano conoscenze e strumenti di pianificazione, la spesa diventa una risposta emotiva immediata. Si compra per alleviare l’ansia, per distrarsi o per riempire un senso di vuoto. In questi casi, l’atto economico perde la sua logica e assume un significato psicologico più profondo, ovvero quello di ricercare conforto o approvazione. La carenza di educazione finanziaria, quindi, non è solo un limite cognitivo: è un fattore che amplifica la vulnerabilità emotiva».

I più letti della settimana

Il benessere aziendale fattura

Va bene la flessibilità, i contributi per il nido...

Quanto mi costa il conto corrente?

I conti correnti costano sempre di più allo sportello,...

L’università italiana nel firmamento accademico mondiale

Il Politecnico di Milano è nella top 100 del...

Oggi conviene investire in oro?

Dopo i valori record del 2025 e un 2026...

Il verde in città e la sfida del 3-30-300

Frane, alluvioni, ondate di calore e siccità mostrano città esposte agli effetti del cambiamento climatico. Il verde urbano diventa una risposta strutturale: dalla regola 3-30-300 ai piani italiani più avanzati, cresce un nuovo modo di pensare la città come infrastruttura climatica e sociale

Argomenti

Il benessere aziendale fattura

Va bene la flessibilità, i contributi per il nido...

Quanto mi costa il conto corrente?

I conti correnti costano sempre di più allo sportello,...

L’università italiana nel firmamento accademico mondiale

Il Politecnico di Milano è nella top 100 del...

Oggi conviene investire in oro?

Dopo i valori record del 2025 e un 2026...

Il verde in città e la sfida del 3-30-300

Frane, alluvioni, ondate di calore e siccità mostrano città esposte agli effetti del cambiamento climatico. Il verde urbano diventa una risposta strutturale: dalla regola 3-30-300 ai piani italiani più avanzati, cresce un nuovo modo di pensare la città come infrastruttura climatica e sociale

Psicoterapia online: una competenza centrale nella pratica clinica

Nell’anno appena trascorso la psicoterapia online si è confermata come una modalità sempre più diffusa e integrata nella pratica clinica. I dati raccontano una domanda in crescita e bisogni clinici legati alle relazioni e all’autostima. Mentre lo sguardo dei professionisti si orienta già alle sfide e alle prospettive del 2026

Ci servono infermieri e li prendiamo dall’estero

La carenza di infermieri in Italia è un problema strutturale che incide sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Il reclutamento di personale dall’estero è una risposta sempre più diffusa, ma controversa. Alcune esperienze mostrano percorsi più strutturati e sostenibili, che tuttavia non possono sostituire interventi di riforma più ampi

Professioni tech: crescono domanda e stipendi

Il lavoro tech non solo abbonda ma paga sempre di più: stipendi in crescita, Milano e Roma boom di assunzioni e ovunque, da Nord a Sud, una forte richiesta di competenze digitali. Ma la crescita del settore continua a scontrarsi con la carenza di professionisti qualificati
spot_img

Correlati

Categorie Popolari

spot_imgspot_img