Va bene la flessibilità, i contributi per il nido dei bambini, il check up medico gratis, lo sportello psico e pure il tavolo da ping pong in sala mensa. Ma tutto questo quanto incide davvero sui numeri? Arriva uno strumento che permette di capire finalmente l’esatta (e scientifica!) correlazione tra benessere aziendale e fatturato
È nato un nuovo Osservatorio, si chiama Corporate Welfare Lab e ha l’obiettivo di approfondire la relazione tra il welfare aziendale e le performance economiche delle imprese. Cioè, tra quanto spendono le aziende per fare stare bene i loro dipendenti e cosa ci guadagnano in cambio. Il progetto, realizzato a Roma da Luiss Business School ed Edenred Italia, monitora annualmente l’evoluzione del settore, fornendo dati scientifici alle imprese e alle istituzioni. «Il welfare aziendale sta evolvendo verso un modello fondato su benessere integrato, flessibilità organizzativa e digitalizzazione» spiega Alberto Dell’Acqua, direttore Luiss Business School Hub Milano. «La nostra analisi mostra come sia ormai una leva rilevante per la competitività».
Ogni servizio vale 2 punti di fatturato
L’Osservatorio Corporate Welfare Lab ha già pubblicato, contemporaneamente al suo lancio, il primo rapporto annuale, condotto su un campione di 600 imprese che hanno messo in campo azioni per favorire il benessere psico-fisico dei dipendenti, dai contributi scolastici per i figli alla palestra aziendale. L’Osservatorio ha quindi confrontato le performance di queste aziende con quelle prive di piani strutturati dello stesso tipo e misurato la correlazione diretta tra l’ampiezza del piano e la performance. Ebbene, l’introduzione di ogni nuovo servizio, per esempio la sanità integrativa, i rimborsi scolastici, la mobilità o più tempo libero, genera un incremento medio del 2,1% del fatturato pro-capite. Questo dimostra come il welfare aziendale oggi sia una leva capace di generare valore misurabile.
Ci guadagnano di più le PMI…
Se il welfare strutturato nelle grandi imprese permette di guadagnare il 19,5% in più di quelle che ne sono prive, è nelle piccole e medie imprese (da 10 a 49 dipendenti) che l’impatto dei servizi sulla produttività è maggiore. I dati rivelano che chi ha adottato un piano strutturato registra un fatturato medio di 6,5 milioni di euro, a fronte dei 5,1 milioni dei competitor senza welfare. Il differenziale tocca quindi addirittura il 26,7%. Ed è ancora più alto nelle medie imprese, quelle fino a 249 dipendenti: il gap competitivo è di 7,8 milioni di euro, pari a una crescita del 29,8%. «Quando una media impresa genera fino a 7,8 milioni di valore in più investendo sulle persone, il messaggio è chiaro» dichiara Fabrizio Ruggiero, amministratore delegato di Edenred Italia. «Il welfare non è accessorio, è strategia industriale. È uno strumento che permette di coniugare la competitività con il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie, creando un circolo virtuoso per l’intero Sistema Paese».
…ma ancora poche ci credono davvero
I numeri del rapporto mostrano anche come nelle aziende con welfare strutturato, crescono anche le assunzioni: in particolare, per ogni dipendente in uscita ci sono 3,3 nuovi assunti, contro 2,4 delle aziende prive di piani. Il welfare è quindi un acceleratore di crescita perché aumenta di oltre il 30% la capacità di attrarre nuovi talenti. Ma cosa si intende esattamente per welfare strutturato? «È un piano organico nel quale vengono formalizzate le azioni di welfare e programmate secondo criteri precisi che garantiscano leve di crescita e defiscalizzazione» continuano gli esperti. Purtroppo, ancora oggi, nonostante questi benefici evidenti a tutti, il potenziale è ancora inespresso. E se il 79% delle grandi imprese ha un piano ben definito, la percentuale scende al 32% nelle piccole. Anche se, probabilmente, molte di queste erogano già misure informali e discrezionali che, proprio per questa loro natura, non sono misurabili.
Strutturare i benefit per garantire i risultati
Il welfare aziendale comprende una serie di iniziative pensate per migliorare il benessere dei dipendenti e conciliare vita privata e lavoro. Tra le più diffuse ci sono vantaggi economici come i buoni pasto e i premi di produttività. Poi, i servizi di assistenza sanitaria integrativa, le soluzioni previdenziali e i supporti per la famiglia come asili nido e flessibilità oraria. Infine, programmi di coaching e formazione, incentivi per la mobilità sostenibile, attività e spazi per il benessere fisico (come la palestra aziendale) e mentale (le aree relax). Secondo dati di Groupama, gruppo assicurativo internazionale, l’assistenza sanitaria integrativa è al momento la misura più adottata (il 78% delle imprese). Seguita dai buoni acquisto e spesa (65%) e dai contributi per l’istruzione dei figli (49%). Ma a fare davvero la differenza è un mix ben strutturato di tutte le azioni possibili, studiato sula base delle esigenze di dipendenti e azienda. «Proprio per questo, pur essendo diffuso, il welfare aziendale presenta ancora ampi margini di sviluppo. In particolare proprio nella sua dimensione più strutturata» concludono gli esperti. «Ma siamo certi che l’evoluzione del lavoro e la crescente attenzione al benessere favoriranno ulteriormente il ricorso a strumenti di welfare, che nei prossimi anni assumeranno un ruolo sempre più significativo».


